Subire mobbing nel mio caso ha significato una progressiva perdita capacità di autocritica, dapprima costretta a mettere in dubbio il mio operato, poi svuotandone di senso persino la finalità e il valore.
La dignità umana ha i suoi confini. Stabilirli è un viaggio di conoscenza, un percorso che ci insegna che la giustizia non è scontata neanche quando è legittimata dalle ragioni evidenti.

Io bevevo l’acqua a valle, come nella favola di Esopo “Il lupo e l’agnello”, qualcuno che beveva a monte sosteneva assurdamente che io sporcassi le proprie sorsate. Quando ho incontrato per la prima volta l’Avvocato Federica Barbiero, non sapevo da che parte cominciare a narrare il mio sconforto personale. Non sapevo come raccontare la confusione di sentimenti che mi stava travolgendo, provandone a tratti vergogna.

Federica Barbiero ha intuito il significato del mio grido di denuncia. Lo ha liberato. Mi ha restituita alla verità che è il principio su cui fondo la mia condotta. La sua professionalità, tecnica e giuridica, è sicuramente parte imprescindibile della risoluzione positiva della causa nella quale mi ha accompagnata.

Nulla sarebbe stato possibile, però, senza una comune affinità intellettuale. La mia stima nei suoi confronti è totale. Ed oltre il risultato raggiunto, oggi penso a lei come ad un’amica, non per mero ed effimero attaccamento, no. Bensì, per un leale sentimento di affezione.

Le grandi persone sono capaci di grandi cose.

Piera Alessandra Natoli