Hai ricevuto delle cartelle esattoriali INPS e INAIL con le quali ti viene intimato di pagare delle somme iscritte a ruolo? Sappi che questi atti, quando ricorrono i presupposti, potranno essere contestati in giudizio con l’aiuto di un professionista del settore che saprà come affrontare l’iter in maniera corretta.
Cosa sono le cartelle esattoriali
Notificate dall’Agenzia delle Entrate e dall’Agente per la Riscossione, le cartelle esattoriali sono richieste di pagamento che possono riguardare contributi INPS, INAIL, IRPEF, canone Rai, IMU, TASI, TARI, multe per violazione del codice della strada, bollo auto e molto altro.
Queste cartelle, pur non provenendo in maniera diretta dalla Pubblica Amministrazione, sono considerate a tutti gli effetti degli atti di natura amministrativa, nonché titoli esecutivi sulla base dei quali poter procedere con l’azione esecutiva, ovvero pignoramento e ipoteca, se il contribuente non dovesse saldare la somma.
Quando contestare le cartelle esattoriali
Molte cartelle esattoriali Equitalia che quotidianamente vengono recapitate ai cittadini sono illegittime e possono essere contestate. A questo riguardo, vengono considerate invalide tutte quelle intimazioni notificate oltre i termini previsti dalla legge e quindi cadute in prescrizione.
Oggetto di contestazione sono inoltre le cartelle esattoriali incomplete, in cui non viene indicato il responsabile del procedimento, riportanti dati errati o spedite nel mancato rispetto della normativa di settore.
In tutte queste ipotesi per poter ottenere lo sgravio occorre presentare un ricorso al Giudice competente, quindi affidarsi a un legale con comprovata esperienza nel settore che potrà fornire ampia assistenza in ogni fase e grado del giudizio.
Cosa succede in caso di mancato pagamento di una cartella
Quando non vengono pagate le somme indicate nella cartella esattoriale entro i termini, l’Agente della Riscossione potrà avviare la procedura esecutiva, ovvero mettere in atto le azioni cautelari del caso, quale fermo amministrativo del mezzo e l’iscrizione ipotecaria. In molti casi verrà disposto il pignoramento dei crediti che il contribuente moroso vanta presso terzi, ad esempio il pignoramento del conto corrente bancario, di una quota della pensione o dello stipendio.
Termini delle cartelle esattoriali: quali sono
A partire dal giorno in cui la cartella viene notificata decorre il termine per poter proporre legittimamente il ricorso davanti al Giudice. Più nello specifico le tempistiche sono di 30, 40 e 60 giorni, rispettivamente per le multe derivanti dalla violazione al codice della strada, i contributi e le altre tasse.
In caso di mancato pagamento, decorsi questi periodi, le cartelle si tramutano in titoli esecutivi per la riscossione coattiva del credito. In buona sostanza l’Ente per la Riscossione potrà recuperare gli importi rimasti insoluti rivalendosi sui beni del contribuente moroso.
Come impugnare una cartelle esattoriale Equitalia
Quando sussistono i presupposti, ad esempio errori nel conteggio delle somme e vizi di forma, la cartella di pagamento potrà essere contestata, cioè impugnata con l’assistenza di un avvocato specializzato in materia tributaria e amministrativa.
Attraverso il ricorso sarà inoltre possibile richiedere la sospensione degli effetti della cartella fino alla definizione del giudizio, in modo che il contribuente possa evitare di subire azioni esecutive da parte dell’Agente per la Riscossione.
Si ricorda che i gradi di giudizio per l’impugnazione delle cartelle esattoriali sono tre e quindi, laddove venisse persa la causa in opposizione in prima battuta per vizi che riguardano la sentenza, si potrà proporre appello e successivamente il ricorso in Cassazione.
Vizi di forma di una cartella esattoriale
La cartella esattoriale potrebbe presentare non solo vizi di sostanza, ovvero di merito e che riguardano l’esistenza stessa del debito, ma anche di forma. Quest’ultimi sono tutti quelli che riguardano la formazione dell’atto, il quale per legge dovrà rispettare il contenuto minimo e specificare alcune informazioni essenziali.
Le cartelle che presentano vizi di forma sono quelle che non riportano le indicazioni sugli estremi dei tributi, le modalità e i termini per presentare opposizione in giudizio, l’ufficio presso il quale poter ottenere informazioni in merito all’atto e molto altro. Sono inoltre viziate nelle forma le cartelle notificate senza rispettare i criteri prefissati dalla legge, in cui non viene elencato l’ammontare degli interessi e i riferimenti dell’atto di accertamento.
Vantaggi di rivolgersi all’avvocato Federica Barbiero per le cartelle INPS e INAIL a Torino
Chi si affida all’avvocato diritto lavoro Torino, specializzato anche in materia di cartelle esattoriali INPS e INAIL, potrà ottenere l’annullamento definitivo delle illegittime pretese avanzate dall’Agenzia delle Entrate e da Equitalia. I clienti potranno contare sull’ampia assistenza in fase giudiziale e stragiudiziale, nonché richiedere la cancellazione dal ruolo degli atti oramai prescritti, non notificati in modo regolare, che riportano vizi di forma e dati inesatti.
Lo studio è inoltre specializzato nei giudizi di opposizione alle procedure esecutive intraprese dall’Agente per la Riscossione, quindi su pignoramenti, iscrizioni ipotecarie e fermi amministrativi.
Cartelle Esattoriali INPS e INAIL a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero
Quali sono le cartelle esattoriali che non si devono pagare?
In quanto contribuenti accade di ricevere notifiche di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Se si volesse sapere quali sono le cartelle esattoriali che non si devono pagare, è prezioso conoscere i loro termini di prescrizione. Innanzitutto con il decreto MEF del 14 luglio sulla cancellazione dei ruoli fino a 5.000 euro, pubblicato il 2 agosto 2021, si definisce la procedura operativa che verrà adottata. Sono i ruoli affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 quelli inclusi nello stralcio automatico, a patto però che il debitore non superi il limite di 30.000 euro di reddito nell’anno d’imposta 2019.
Quando vanno in prescrizione le cartelle di Equitalia/agenzia delle entrate riscossione?
In seguito alla richiesta di pagamento dall’Agenzia delle Entrate, è importante comprendere quando vanno in prescrizione le cartelle di Equitalia. La prescrizione scatta quando, dal momento della notifica o del sollecito, sono decorsi i termini previsti dalla Legge. Ovviamente, essi variano in base al tipo di imposta e tassa richiesta nella cartella. Il Canone RAI, l’Imposta ipocatastale, l’Imposta di registro, l’IVA e l’IRAP cadono in prescrizione dopo 10 anni. Mentre la TASI, l’IMU, l’ICI, la TARI, la camera di commercio e contributi INAIL e INPS non devono superare i 5 anni. Infine, dopo soli 3 anni cade in prescrizione il Bollo auto.
Chi si occupa di cartelle esattoriali?
La cartella esattoriale è un provvedimento che viene notificato al contribuente per richiedere la riscossione di tasse, imposte, contributi previdenziali, multe, ecc.
Ad occuparsi delle cartelle esattoriale è dunque l’Agenzia della riscossione, che ha come obiettivo quello di riscuotere, attraverso il meccanismo delle cartelle di pagamento i crediti assegnati dai diversi enti tra cui gli enti locali, l’Agenzia delle Entrate, i comuni, le regioni, ecc, istituendo una somma originaria di capitale, il compenso di riscossione, interessi, sanzioni e i costi di notifica.
Come fare per non pagare Equitalia?
In seguito all’emergenza sanitaria da Covi-19 che ha suscitato una situazione di crisi in Italia a livello economico e sociale, il Governo ha agito per migliorare la situazione con il Decreto Sostegni e tra le varie decisioni, ha incluso il condono cartelle Equitalia per determinate persone e per specifiche somme. I soggetti che rientrano in questi criteri, difatti, hanno la possibilità di non saldare i debiti convenzionati con l’Ente.
Il Decreto Sostegni che prevede il condono delle cartelle, rappresenta in particolare l’annullamento dei debiti Equitalia, è annunciato per le cifre che vanno al di sotto ai 5 mila euro e i debiti non pagati che va dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.
Questo sostegno è valido per i soggetti sia giuridici sia fisici, che abbiano manifestato una dichiarazione dei redditi che non superi una cifra pari a 30 mila euro entro il 14 Luglio 2021.