Jobs Act

Jobs Act

Il decreto legislativo 81 del 2005 ha segnato una tappa importante nella normativa dedicata al diritto del lavoro. La riforma introdotta dal governo Renzi è andata ad intaccare la disciplina relativa al licenziamento dei lavoratori, regolamentata in precedenza dalla legge 92/2012 (legge Fornero), che prende il nome dall’allora Ministro del lavoro e delle politiche sociali, e dalla legge 604 del 1966, che rappresenta il perno normativo per quanto riguarda i motivi del licenziamento, come la giusta causa.

Riforma in tema di lavoro: cosa cambia

Per di più, nello Statuto dei Lavoratori (legge 300/1970) sono contenuti tutti gli obblighi e diritti in capo al lavoratore, nonché i termini per regolare il rapporto professionale col datore.Tramite il licenziamento, al lavoratore viene automaticamente tolta la possibilità di svolgere la propria prestazione lavorativa, con conseguente perdita della retribuzione stabilita ex lege nell’accordo contrattuale.

I punti di svolta fondamentali del Jobs Act riguardano la forte limitazione alla possibilità di reintegro, contrariamente a quanto stabilito prima della sua entrata in vigore, e i termini utili all’impugnazione.
In altre parole, il decreto legislativo 81/2015, che acquista piena effettività a partire dal 7 marzo 2015, applica a tutti i lavoratori assunti con un contratto a tempo indeterminato una regolamentazione detta a tutele crescenti.

Casi di licenziamento

In primo luogo, se prendiamo in considerazione l’ipotesi di licenziamento illegittimo, il dipendente congedato ha diritto ad un’indennità che ammonta a due mensilità di retribuzione per ogni anno di servizio prestato presso lo stesso datore di lavoro. Qualora invece il lavoratore sospetti di errori legati a vizi procedurali all’interno dell’atto disciplinare, può ricorrere in giudizio di fronte al tribunale chiedendo un indennizzo monetario che va dalle 2 alle 12 mensilità, con esattezza una per ogni anni di servizio.

Come detto poc’anzi, la reintegrazione al posto di lavoro è possibile ottenerla solamente in un unico caso, vale a dire nella fattispecie in cui il lavoratore riesca a dimostrare in giudizio l’insussistenza del fatto contestato dal datore (ossia, nel caso di un licenziamento discriminatorio). Oltre a ciò, il dipendente ha diritto a chiedere un’indennità risarcitoria fino a 12 mensilità. In tutti gli altri casi di licenziamento adottato in modo non conforme alle regole o preso in modo arbitrario, il congedato può adire il giudice domandando un’indennità che va da 4 a 24 mensilità.

Va da ultimo ricordato che, qualora si voglia procedere a licenziare un dipendente, è necessaria la forma scritta ad substantiam per l’atto: in caso contrario, il provvedimento non avrebbe alcun tipo di validità, né produrrebbe i suoi effetti.

Come presentare ricorso

Se intendi promuovere un ricorso verso un provvedimento disciplinare che ti è stato mosso contro, devi ricordarti di rispettare dei vincoli temporali riguardanti l’atto d’impugnazione, a pena di decadenza. Nello specifico, si tratta di un doppio limite. Il termine per impugnare il licenziamento ammonta a 60 giorni: in questo arco di tempo il lavoratore deve inviare una lettera al datore di lavoro, con la quale esprime il suo dissenso verso l’atto adottato dal suo superiore.

I 60 giorni, che rappresentano il primo temine giudiziale, iniziano a decorrere dal momento della ricezione effettiva della notifica di congedo.
Nei successivi 180 giorni invece, nel cosiddetto periodo stragiudiziale (in altre parole non dinanzi ad un giudice), ricade sempre sul dipendente l’obbligo di depositare presso la Cancelleria del Tribunale del Lavoro il ricorso precedentemente proposto in via giudiziale. Nel fare questo, oltre ad informare il giudice di voler impugnare il suo licenziamento, il lavoratore dovrà cercare di stabilire un tentativo di conciliazione o arbitrato: spetterà poi al datore stabilire se voler revocare il provvedimento disciplinare o confermare quanto deciso.

A scapito di incomprensioni, c’è da far presente che l’ultimo vincolo decadenziale inizia a decorrere dall’effettiva presentazione della domanda di conciliazione di licenziamento.

Licenziamenti Jobs Act a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero