Prescrizione

Prescrizione

La cartella esattoriale è un atto a carattere coattivo emanato da un ente per la riscossione di un tributo. Generalmente le cartelle esattoriali sono inoltrate dall’Agenzia Entrate Riscossione, che si occupa di gestire i tributi non pagati che spettano all’erario. L’ex Equitalia, infatti, ha il compito di recuperare tutte quelle imposte e quelle tasse che i contribuenti non hanno versato in un determinato periodo, permettendo quindi allo Stato di riavere quanto gli spetta. Però, per agire, l’Agenzia Entrate Riscossione deve rispettare dei termini, il superamento dei quali rende inefficace qualsiasi atto volto al recupero coattivo del credito.

Cosa significa prescrizione della cartella esattoriale?

La prescrizione è una situazione ampiamente disciplinata dalla legge per moltissime situazioni. In riferimento ai tributi, la prescrizione può essere considerata come quel periodo che intercorre fra il diritto ad ottenere la riscossione di un’imposta ed una scadenza individuata dalla normativa, che permette di rendere certo ed esigibile il credito vantato nei confronti del contribuente. Il periodo di prescrizione può variare a seconda della tipologia di tributo, e prevedere un termine che oscilla fra i tre ed i dieci anni. Ovviamente il periodo più lungo è riferito a tutte quelle imposte che hanno un certo peso nel sistema fiscale italiano, come ad esempio l’Irpef, oppure la riscossione dell’IVA.

Quello più breve viene generalmente applicato alle cartelle per il mancato pagamento del bollo auto. In tutti i casi la prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui viene notificata la cartella esattoriale.

Qualsiasi sia il termine di prescrizione previsto per ciascun tipo di imposta, è bene sapere che la decorrenza dei termini può essere interrotta proprio da parte di quell’ente che ha provveduto alla cartella esattoriale nei confronti del contribuente. In altre parole, nel periodo che intercorre fra la notifica dell’atto e la sua scadenza, è possibile ricevere intimazioni ad adempiere, un preavviso di fermo amministrativo o qualsiasi documento valido per pignorare uno dei beni del debitore.

D’altronde la cartella è titolo esecutivo, ovverosia consente al creditore di procedere alla riscossione coattiva del suo credito senza necessariamente passare dal giudice.
L’invio di uno di questi atti interrompe il termine di prescrizione: un’intimazione ad adempiere notificata qualche giorno prima della scadenza azzera la prescrizione facendo partire da capo il conto alla rovescia per la successiva scadenza.
Diverso discorso è quando la cartella esattoriale viene notificata oltre i termini previsti dalla legge, ad esempio dopo cinque anni dal mancato versamento dell’IRPEF. Questa ipotesi assume il nome di ”decadenza” e fa riferimento a quei termini che vanno dall’accertamento eseguito da parte dell’ente impositore fino al momento in cui viene notificato l’atto.

Quali sono i principali termini di prescrizione?

In base al tipo di tributo, alla multa o all’imposta, la prescrizione della cartella esattoriale può variare da un minimo di tre anni fino ad un massimo di 10. Vediamo insieme i principali termini di prescrizione:

  • la contravvenzione rientra nelle ipotesi di sanzione amministrativa, e come tale la cartella si prescrive in cinque anni. Ragion per cui la multa ricevuta per aver violato il codice della strada ha un termine di scadenza intermedio;
  • il bollo auto si prescrive in tre anni. Il termine è minimo, come è minimo anche il periodo di decadenza che si riduce a due anni dal momento in cui non si è provveduto al pagamento;
  • le tasse sulla casa, le imposte regionali e comunali hanno un termine di prescrizione pari a cinque anni. Per cui la cartella che riguarda il mancato versamento dell’IMU su un immobile di proprietà, essa scade il quinto anno successivo rispetto al momento della notifica;
  • i tributi più importanti (che riguardano gran parte del gettito dell’erario) si prescrivono in dieci anni. Il riferimento è appunto all’IVA e all’IRPEF, ma anche alle imposte di registro (ad esempio per i contratti d’affitto), all’imposta catastale e a quella ipotecaria.

Particolare attenzione deve essere fatta per quanto riguarda i termini entro il quale impugnare la cartella dinanzi all’autorità giudiziaria competente. Nella gran parte dei casi, il contribuente che riceve la cartella esattoriale ha sessanta giorni di tempo per ricorrere dinanzi alle Commissioni Tributarie Provinciali. Questo termine è ridotto a 30 giorni nel caso della notifica di una multa per violazione del Codice della Strada.

Prescrizione cartella esattoriale a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero