Mobbing

Mobbing

Fra tutte le situazioni in cui si possa verificare, il mobbing sul posto di lavoro è sicuramente il più frequente. Questo fenomeno consiste in atteggiamenti discriminatori e psicologici che il datore (in questo caso si parla di bossing o mobbing verticale) o i colleghi (mobbing orizzontale) assumono nei confronti di un dipendente.

Cos’è e in che situazioni si verifica

Lo scopo di questo comportamento è difatti quello di emarginare un determinato lavoratore tanto da indurlo ad abbandonare l’ambiente professionale, facendo leva su valori personali quali la reputazione o la dignità. Sempre in tale ambito si parla a volte di low mobbing, ossia di una forma di discriminazione inversa che si esplica in azioni, da parte dei dipendenti, che puntano a ledere la reputazione del loro datore o comunque di figure che occupano una posizione gerarchica superiore a livello aziendale.

Queste situazioni hanno luogo in genere quando emergono condizioni economiche non favorevoli, nelle quali si tende a dar la colpa per inadeguatezza o negligenza a colui che occupa un ruolo organizzativo predominante.

Come procedere in caso di mobbing

Sebbene sia un fenomeno relativamente recente, l’ordinamento italiano provvede su tutti i fronti a difendere e a tutelare il lavoratore in caso di discriminazione sul posto di lavoro. Sul piano civile, l’art. 2087 c.c. obbliga l’imprenditore ad adottare tutte le cautele necessarie al fine della salvaguardia del prestatore di servizio, mentre l’art. 2043 c.c. prevede il risarcimento del danno extracontrattuale nella fattispecie illecita, dolosa o colposa, che cagiona un danno ingiusto.

Il codice penale, sull’altro fronte, prevede all’art. 590 una pena commisurabile in detenzione o multa, in base alla gravità, all’autore del delitto che cagiona una lesione personale. Sul piano più alto del sistema delle fonti, troviamo la Carta Costituzionale: negli articoli 32 e 35 troviamo rispettivamente il formale riconoscimento, in veste di tutela, della salute e del lavoro.

In caso di presunto mobbing, il lavoratore è tenuto a fornire l’onere della prova. Deve saper dimostrare in giudizio di esser stato vittima di comportamenti persecutori e reiterati nel tempo, a scopo vessatorio, nei suoi confronti, nonché di aver subito un danno di una certa gravità.

Qualora l’istanza del dipendente mobbizzato venga accolta e in un secondo momento accertata, spetta al datore risarcire direttamente la vittima (se viene appurata l’ipotesi di bossing). Se invece ci si trova nell’eventualità in cui il lavoratore sia un dipendente nel settore pubblico che si ritrova ad esser demansionato senza che siano soccorse giustificazioni oggettive, può agire tramite azione d’adempimento, di risoluzione del contratto e di risarcimento del danno.

Mobbing al lavoro a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero