Impugnazione

Impugnazione

Quando parliamo di licenziamento, purtroppo, le cose non possono mai essere semplici né banali. E’ tale, infatti, lo shock derivante dalla notizia del licenziamento che, in prima battuta, pare che il mondo stia cadendo addosso come un macigno. Se ritieni di esser stato discriminato e, pertanto, licenziato ingiustamente, hai ancora un mezzo a tua disposizione: l’impugnazione del licenziamento stesso.

Sappi, però, sin d’ora che la legge è davvero molto rigorosa in tal senso, prevedendo termini e scadenze alle quali non puoi sottrarti se vuoi far legittimamente valere un tuo diritto.

Impugnazione licenziamento: di cosa si tratta?

Innanzitutto, prima di ricorrere direttamente al Tribunale, hai sessanta giorni di tempo per rispondere, in via stragiudiziale, alla lettera di licenziamento inoltrata dal tuo datore di lavoro e 180 giorni per depositare il ricorso vero e proprio direttamente in Tribunale. Una precisazione, però, appare assolutamente doverosa: i 180 giorni decorrono non dal termine ultimo per poter dare il via all’impugnativa di tipo stragiudiziale ma dal giorno stesso in cui essa è stata effettivamente presentata e protocollata.

Elassi infruttuosamente tali termini, non avrai altro modo per adire il Giudice del Lavoro per impugnare il licenziamento che ritieni illegittimo. Tracciate le linee generali, vediamo cosa fare in caso di licenziamento collettivo e di licenziamento individuale.

Come impugnare il licenziamento collettivo

Quando parliamo di licenziamento collettivo, ci troviamo in presenza di una situazione particolarmente complessa che può verificarsi a seguito di due ipotesi previste dalla Legge 223/1991.
Nel primo caso, infatti, l’imprenditore prende la decisione di licenziare due o più dipendenti quando, a seguito di una già vigente situazione di Cassa integrazione, ritiene di non poter sopportare la ristrutturazione e superare questa situazione di impasse, mentre, nel secondo caso, invece, l’imprenditore titolare di un’azienda di almeno 15 dipendenti, decide di licenziare almeno 5 lavoratori sia nel caso in cui intende ridurre o trasformare l’attività, sia nell’ipotesi in cui decide di porre fine all’attività stessa.

In tutte e due le ipotesi previste, l’imprenditore è tenuto a sentire i sindacati e le rappresentanze aziendali maggiormente influenti. Ma se i lavoratori licenziati ritengono che tale licenziamento sia illegittimo, essi possono impugnare collettivamente tale decisione al fine di essere reintegrati in azienda o di addivenire al risarcimento del danno. Il licenziamento va impugnato entro 270 giorni dal momento in cui viene depositata ai sindacati la domanda di conciliazione.

Laddove le parti non dovessero raggiungere un accordo nei tempi stabiliti, i lavoratori possono adire il Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro, il quale sarà tenuto a valutare la sussistenza della domanda, i requisiti stabiliti dalla legge e la corretta individuazione dei criteri adottati dal datore di lavoro nella scelta di dover licenziare alcuni dipendenti.

Come stabilito anche dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 4150/11, il Giudice non è tenuto a verificare quali siano state le esigenze aziendali alla base del licenziamento collettivo ma solo se la procedura sia stata effettuata in modo corretto. Nel caso in cui il giudice dovesse valutare come illegittimo il licenziamento collettivo, i lavoratori avranno diritto al risarcimento del danno e al reintegro nel posto di lavoro.

L’impugnazione del licenziamento individuale

Il licenziamento individuale per essere legittimo deve essere giustificato da determinate esigenze o motivi, in mancanza dei quali sarebbe totalmente illegittimo. Il lavoratore, infatti, può essere licenziato per giusta causa, laddove con il suo comportamento abbia pregiudicato il lavoro e la vita dell’azienda stessa; per giustificato motivo soggettivo o oggettivo, nel caso in cui il suo comportamento non sia più consono alle direttive dell’azienda o se vengono meno le mansioni cui era adibito.

A seguito della comunicazione per iscritto, il lavoratore che si ritenga leso nei propri interessi può impugnare il licenziamento entro 60 giorni dall’avviso, cui farà seguito il ricorso depositato entro 180 giorni nella cancelleria del Tribunale.

Per impugnare il licenziamento non occorre elencare analiticamente tutte le ragioni alla base della decisione, essendo sufficiente una contestazione generica che esprima la volontà di impugnare il licenziamento stesso.

Impugnazione Licenziamento a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero