Impugnazione

Impugnazione

Le cartelle esattoriali sono un vero problema per chi li riceve. Esse fanno riferimento ad imposte non ancora versate o versate parzialmente, e vengono direttamente notificate all’interessato. Costui riceve una lettera da parte del Fisco per mezzo di una raccomandata, mentre l’apposizione della firma attesta i termini entro cui è possibile pagare la cartella o impugnarla nelle sedi opportune. Ma vediamo insieme quali sono i termini di impugnazione della cartella esattoriale.

Quali sono gli elementi principali di una cartella esattoriale?

Quando si parla di cartelle esattoriali, il riferimento è ad una tipologia di documento emanato da una pubblica amministrazione affinché il cittadino versi quanto dovuto all’erario. Si tratta di un procedimento coattivo, nel senso che si obbliga il contribuente al pagamento della somma indicata all’interno della cartella entro un termine prestabilito. Pena l’aumento delle sanzioni e una serie di provvedimenti volti a recuperare il credito.

La cartella esattoriale può essere emanata sia direttamente dall’ente impositore, sia da un soggetto intermediario che ha il compito di riscuotere i tributi per conto della pubblica amministrazione. Ad esempio, è possibile che il cittadino riceva una cartella esattoriale direttamente dal Comune, per il mancato pagamento dell’IMU, oppure dall’Agenzia Entrate Riscossione (ex Equitalia) che si occupa della gestione delle imposte di cui è capo l’Agenzia delle Entrate.

La cartella esattoriale, come detto poc’anzi, viene inoltrata nei confronti del contribuente moroso per mezzo di una raccomandata: si parla di ”notifica”, ossia di un atto con il quale si attesta l’avvenuta ricezione della cartella e, di conseguenza, il termine a partire dal quale sarà necessario pagare o rivolgersi al giudice.

Gli elementi necessari che una cartella esattoriale deve possedere sono diversi, e vengono elencati all’interno di una legge che stabilisce quali sono le caratteristiche principali.
Fra le tante, una cartella deve contenere:

  • l’ente impositore (quindi, Agenzia delle Entrate, Comune, Regione, ecc)
  • l’iscrizione a ruolo del debito nei confronti dell’erario,
  • i dati identificativi del contribuente, sia anagrafici che fiscali,
  • l’anno di riferimento del tributo,
  • l’ammontare del tributo da ve rsare (a cui si aggiungono sanzioniamministrative ed interessi),
  • termini entro il quale è necessario procedere al pagamento della cartella,
  • la sintesi degli elementi che hanno indotto l’ente impositore a procedere per l’iscrizione a ruolo del tributo non versato,
  • il nome del responsabile del procedimento,
  • la possibilità di rateizzare l’importo.

Si tratta di un elenco sintetico, poiché quello completo è contenuto nell’art. 6 del D.M. n. 321/1999. La cartella esattoriale è, a tutti gli effetti, un titolo esecutivo, ovverosia un atto che consente all’ente in questione di riscuotere il tributo anche procedendo con fermo amministrativo, con il pignoramento dei beni o con il sequestro, una volta scaduti i termini. Salvo l’intenzione del contribuente di rateizzare l’importo, di pagare immediatamente o di procedere contro l’ente mediante ricorso.

Quali sono i termini per impugnare la cartella esattoriale?

La notifica della cartella esattoriale è un momento importante, perché stabilisce il giorno a partire dal quale decorreranno i termini per procedere con l’impugnazione dell’atto. Il contribuente, valutate una serie di circostanze, può decidere di ricorrere dinanzi al giudice per chiedere l’annullamento della cartella, oppure per far valere una serie di diritti che possono variare a seconda del tributo oggetto del documento. In tal caso i termini per l’impugnazione variano, come può variare l’autorità giudiziaria a cui è necessario presentare l’eventuale ricorso.

Di fatto, se si tratta di una cartella avente ad oggetto imposte dirette o indirette (IMU, Ipref, Ici, Iva, Tasi, ecc…) i termini per l’impugnazione sono 60 giorni, il cui conteggio parte proprio dal momento in cui è stato notificato l’atto. L’autorità competente è la Commissione Tributaria Provinciale che procede come giudice di primo grado.

Una cartella esattoriale può essere notificata anche per il mancato versamento dei contributi previdenziali, ad esempio da parte di un libero professionista o di un imprenditore. Trattandosi di un settore che ha a che fare con il lavoro, l’autorità competente è il giudice ordinario e non il giudice tributario, ragion per cui il ricorso dovrà essere presentato presso il Tribunale. I termini, però, si riducono a 40 giorni, che decorrono dal momento della notifica.

La cartella esattoriale può contenere anche una multa per la violazione del Codice della strada ed inoltrata all’interessato entro sessanta giorni dall’accertamento della contravvenzione. Per le multe è competente il giudice di pace, a cui dovrà essere presentata un’istanza entro 30 giorni dalla notifica dell’atto.

Oltre al ricorso, esistono una serie di strumenti di autotutela che possono essere inoltrati all’ente impositore senza procedere per il tramite di un ricorso. Un esempio potrebbe essere il bollo auto già pagato ma di cui si è ricevuta una
cartella esattoriale, in questo ingiustificata. Basterà presentare la ricevuta dell’avvenuto pagamento che attesta quindi una doppia imposizione, per ottenere l’annullamento d’ufficio della cartella esattoriale. In questo caso è possibile procedere autonomamente senza l’ausilio di un professionista, mentre nelle altre ipotesi è necessaria l’assistenza di un legale o di un commercialista.

Costoro redigeranno l’atto di ricorso da presentare al giudice competente, spiegando le ragioni di diritto che spiegano la richiesta di annullamento inoltrata dal contribuente.

Impugnazione cartella esattoriale termini a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero