Come difendersi

Come difendersi

Quando si parla di cartella esattoriale tutti noi proviamo un senso di paura nel dover affrontare un iter burocratico spesse volte complesso. D’altronde ricevere una cartella a casa significa, quasi sempre, intentare un processo per spiegare che quell’atto è ingiustificato o si basa su supposizioni infondate. Nei casi in cui abbiamo torto, invece, ci tocca chiedere di dilazionare il pagamento, maggiorato da interessi e sanzioni che ne fanno lievitare l’importo.

Quali sono gli strumenti per difendersi dalle cartelle esattoriali?

Nei casi in cui pensiamo di non dover nulla all’erario ci si chiede: come possiamo difenderci dalle cartelle esattoriali?

Vediamo insieme quali sono gli strumenti principali.

I ricorsi dinnanzi alle autorità giudiziarie

La materia fiscale è molto articolata e si basa su una serie di norme specifiche che ne definiscono ambito di applicazione, tipologie di tributo, poteri attribuiti a questa o a quella amministrazione nel pretendere il pagamento di un’imposta. Agenzia delle Entrate ed enti locali sono i soggetti che richiedono il versamento dei tributi giustificati dalla legge, mentre l’Agenzia Entrate Riscossione (ex Equitalia) è il soggetto deputato alla riscossione di tutte quelle tasse non versate (o versate parzialmente) da parte dei contribuenti. La cartella esattoriale è quell’atto che pretende il versamento di quanto spetta all’erario, e si presenta come un titolo esecutivo che giustifica eventuali pignoramenti. Ma se la cartella è ingiustificata, perché ad esempio chiede una tassa che noi abbiamo pagato oppure si basa su di un bene che non è attualmente di nostra proprietà, possiamo impugnarla nelle sedi opportune.

Per impugnare una cartella esattoriale si parla di “ricorso”, ossia di un procedimento intentato dall’interessato che chiede al giudice tributario di annullare gli effetti del documento. L’autorità giudiziaria competente può essere la  Commissione Tributaria Provinciale, il giudice di pace (in caso di multe per violazione del Codice della Strada) o il Tribunale (per il versamento dei contributi previdenziali) ma è necessario, il più delle volte, farsi assistere da un professionista. Un commercialista o un avvocato possono fornire informazioni preziose e stilare gli atti da presentare dinnanzi al giudice competente, offrendo consulenza preliminare per stabilire se sia opportuno o meno procedere mediante ricorso.

Il ricorso deve essere presentato entro termini prestabiliti, pena lap erdita del diritto di chiedere l’intervento del giudice tributario. I termini sono 60 giorni (per le imposte in generale), 30 giorni (per le multe) e 40 giorni (per
i contributi INPS) che decorrono dal momento della notifica dell’atto.

Per evitare che gli effetti esecutivi della cartella incidano negativamen tesul contribuente, è possibile chiederne la sospensione nel momento in cui si procede con il ricorso dinanzi al giudice tributario.

Esistono altri strumenti di tutela?

Si, esistono. E sono strumenti alternativi rispetto al ricorso, ma sono previsti dalla legge solo per casi specifici. Si tratta della cosiddetta “autotutela” che ha come scopo quello di snellire i procedimenti giudiziari consentendo al contribuente di agire direttamente nei confronti dell’ente impositore. In altri termini, anziché chiedere l’intervento del giudice, l’interessato presenta un’istanza presso gli uffici dell’amministrazione che ha emanato la cartella esattoriale,
chiedendone l’annullamento o la rettifica. Un esempio potrebbe essere un bollo auto già pagato, ma di cui se ne riceve la cartella esattoriale e, in questo caso, basterà dimostrare mediante ricevuta di aver subito una doppia imposizione.

L’autotutela tributaria si applica in ipotesi tassative, come nei casi di:

  • errore di persona (codice fiscale sbagliato, casi di omonimia),
  • errore di calcolo dell’imposta,
  • errore sul presupposto dell’imposta (immobile che non è più di proprietà, ecc),
  • errore sul regime delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali, ed altre situazioni più specifiche indicate dall’art. art. 2 del DM n. 37del 1997.

L’autotutela è uno strumento messo a disposizione del contribuente, ma che appartiene anche ai poteri dell’amministrazione che ha emanato l’atto. Quest’ultima, qualora si accorga di un errore sulla cartella inoltrata alla persona, può procedere d’ufficio per annullare il documento, senza attendere l’azione da parte del contribuente. Costui può agire in via autonoma per difendersi, e soprattutto prima ancora di adire l’autorità giudiziaria. In questo modo è possibile accorciare i tempi per difendersi dalla cartella esattoriale.

Come difendersi dalle cartelle esattoriali a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero