Collettivo

Collettivo

Il licenziamento collettivo si verifica quando ad essere coinvolti sono più lavoratori, e di conseguenza si riduce, si trasforma o cessa un’attività lavorativa.

Informazioni generali

Questo tipo di licenziamento è spesso confuso con il licenziamento individuale plurimo, che è un licenziamento rivolto a più di una persona appartenente alla stessa azienda.
La diversità tra i due tipi di licenziamento sta nel fatto che quest’ultimo non prevede un limite e una causale, ma al contrario prevede il non poter essere più impiegati dal datore di lavoro, aspetto questo, che viene a mancare nel licenziamento collettivo.

Non c’è una limitazione alla quantità di persone messe in mobilità, che per altro può presentare alle volte, alcune procedure irregolari.

Risulta senza nessuna efficacia invece, il licenziamento che avviene oralmente, e cioè attraverso una comunicazione al sindacato senza un documento scritto.
Può essere annullato inoltre, il licenziamento avvenuto senza aver osservato il criterio di scelta del lavoratore. Generalmente secondo il nostro codice civile, se non viene osservato un qualsiasi punto di una determinata procedura, si può intervenire annullando totalmente il procedimento, riferito a qualsiasi atto compiuto prima e dopo il passo non rispettato.

Cosa sono esattamente i licenziamenti collettivi

I licenziamenti collettivi si verificano quando un’azienda riduce i lavoratori a causa di una situazione di crisi, dopo aver ristrutturato la produzione o come nella maggior parte dei casi, dopo la chiusura in modo definitivo di un’impresa.
Questo tipo di licenziamento viene messo in atto tramite un procedimento complesso, che viene attivato solo se sono presenti condizioni che la legge ha stabilito.
La normativa permette all’azienda di procedere in questa direzione quando sta usufruendo della Cassa Integrazione e pensa di non riuscire ad assumere nuovamente tutti i dipendenti che risultano sospesi, o di non riuscire a mettere in pratica altre soluzioni alternative.

La procedura

L’azienda che decide di mettere in atto un licenziamento collettivo, ha l’obbligo di mettere al corrente della situazione tutti i rappresentanti del sindacato che fanno parte dell’impresa in questione, ed anche tutti i sindacati che hanno maggiore rappresentanza.

Bisogna mettere nero su bianco quali sono le motivazioni che hanno portato a decidere di procedere col licenziamento e innanzitutto per quale motivo non si ritiene possibile usare misure alternative al licenziamento.
Nel comunicato l’azienda deve mettere in chiaro anche che tipo di soluzioni ha deciso di adottare per l’eliminazione e la riduzione dell’impatto a livello sociale derivante dal licenziamento.

Il sindacato successivamente all’avvenuta proposta, provvederà a fare richiesta di un esame congiunto di tutta la documentazione, entro una settimana dal momento in cui il comunicato è stato ricevuto.

Licenziando uno o più dirigenti invece, la procedura applicata è grosso modo la stessa, in quanto vale la regolamentazione prevista per il licenziamento collettivo degli altri dipendenti. Se questo regolamento viene violato, il titolare dell’azienda incorre in una sanzione, che prevede il pagamento della somma stabilita, nei confronti di chi si ritiene sia stato allontanato in modo ingiusto dall’azienda.

In poche parole quindi si può affermare che il licenziamento che coinvolge più lavoratori suscita comunque un allarme sociale, in quanto questi ultimi sono soggetti ad una normativa più stringente a differenza di quella che prevede il regolamento per il licenziamento individuale. I lavoratori in questione sono interessati infatti da una procedura che li coinvolge all’interno dei sindacati.

Anche per quanto riguarda lo scegliere un lavoratore piuttosto che un altro, il titolare dell’impresa deve rispettare regole ben precise. Queste regole si riferiscono ai carichi di famiglia, alla somma degli anni di lavoro in quella determinata azienda e alle necessità di produzione e organizzazione, aspetti che, sono comunque da valutare nell’insieme.

>Licenziamento collettivo a Torino – info dall’avvocato Federica Barbiero