Quando è possibile un risarcimento nel momento in cui si viene licenziati ingiustamente

Essere licenziati è un’eventualità che non fa piacere a nessuno. Ricevere la lettera di licenziamento fa subito nascere un senso di ingiustizia e la prima cosa di cui viene voglia è rivolgersi a qualcuno per contestare il provvedimento ed essere ripristinati sul posto di lavoro.

Sicuramente andare ad interpellare un professionista è la cosa giusta da fare, ma andiamo a vedere quando si può ottenere il reintegro o almeno un risarcimento e che cosa bisogna fare nel caso che si ritenga di essere stati licenziati ingiustamente.

Per poter ottenere un risarcimento bisogna innanzitutto che sussistano le condizioni per considerare il licenziamento illegittimo. La legge italiana prevede che un dipendente possa essere licenziato sia per motivi legati al suo comportamento, sia per motivi legati alla situazione aziendale.

Nel primo caso rientrano il licenziamento per giusta causa, il caso più grave di licenziamento (noto anche come licenziamento in tronco) ed il licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Nel secondo caso invece si fa riferimento al licenziamento per giustificato motivo oggettivo o al licenziamento per fallimento dell’azienda.

Le quattro fattispecie elencate sono diverse tra loro ma sono accomunate da un elemento: se il provvedimento di licenziamento non dovesse essere motivato o addirittura la causa stessa che ha portato al licenziamento dovesse essere inesistente, si ha diritto ad un risarcimento (o in rari casi al reintegro).

A determinare se il licenziamento sia giustificato o meno sarà un giudice del lavoro o eventualmente i tribunali superiori nel caso si decida di fare ricorso ad una decisione sfavorevole.

La procedura di impugnazione del licenziamento inizia con una lettera dell’avvocato al datore di lavoro, da inviare entro 60 giorni dalla comunicazione di licenziamento, nella quale si indica come mai si considera il licenziamento illegittimo e nella quale si comunica che si intende procedere per vie legali.

A quel punto si hanno 180 giorni per depositare presso il Tribunale del lavoro il ricorso oppure per chiedere all’ispettorato del lavoro la procedura di conciliazione. Se si dovesse optare per questa scelta e la conciliazione non dovesse dare esito positivo a quel punto non resta che procedere con il ricorso presso il tribunale.

Qualora si fosse certi di trovarsi nella condizione di avere diritto ad un risarcimento, sarà l’avvocato a presentare ricorso del licenziamento seguendo i passi elencati precedentemente. Tendenzialmente si riesce a trovare un accordo con l’ex datore di lavoro e se così non fosse bisognerà procedere con i passi elencati fino all’ottenimento del risarcimento previsto dalla legge.