Senza un reale motivo il licenziamento all'operaio non è valido

Durante le prime settimane della pandemia globale il Governo ha disposto il blocco ai licenziamenti al fine di salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro durante i duri mesi che hanno toccato tutta l’Europa e che finalmente sembrano andare a finire.

Con il cessare della situazione di crisi sanitaria non cessa però la crisi economica ed è immaginabile che quando lo si potrà fare, molte aziende provvederanno loro malgrado a licenziare parte della forza lavoro non riuscendo più a sostenerne i costi. Questo però fa sorgere una domanda: bastano i costi della crisi per poter licenziare delle persone o serve qualcosa di più?

In effetti ad un primo sguardo si vede come la legge permetta alle aziende in difficoltà di ridurre il proprio organico per questioni economiche, provvedimento questo noto come licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Rientra a tutti gli effetti tra i motivi ammessi per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo la crisi finanziaria dell’azienda, fattispecie che si prevede possa colpire molte aziende nel prossimo futuro.

Oltre a questo motivo squisitamente economico anche la ristrutturazione aziendale può dare luogo al giustificato motivo oggettivo, se in seguito a questa viene a mancare la mansione nella quale era impiegato il lavoratore e non esiste la possibilità di ricollocamento in altro reparto (e con lo stesso inquadramento contrattuale).

Infine anche il superamento del periodo di comporto o l’essere diventati inidonei allo svolgimento della mansione può essere motivo di licenziamento sulla base del giustificato motivo oggettivo.

Tuttavia c’è un punto sul quale la legge parla chiaro e che potrebbe venire ignorato, soprattutto in condizioni di emergenza dalle aziende che licenziano: il licenziamento deve essere sempre motivato al lavoratore licenziato.

Certo, le ultime pronunce della Cassazione del 2020 stabiliscono che la motivazione non debba essere particolarmente dettagliata ma viene comunque confermato il principio della motivazione nei suoi elementi essenziali, in modo che poi in sede di contenzioso in caso di impugnazione, non si possano cambiare le carte in tavola.

Cosa succede quindi se le motivazioni dovessero mancare del tutto nella notifica di licenziamento che si è ricevuta? In questo caso l’orientamento prevalente è quello di considerare il licenziamento viziato nella forma, dando luogo quindi ad un risarcimento (seppur in taluni casi in forma ridotta rispetto ad un vero e proprio licenziamento illegittimo).

Chiaramente non è una questione che si può affrontare in solitudine, serve un avvocato del lavoro esperto che sappia guidarci lungo il percorso se ci si dovesse trovare in questa brutta situazione.

Alla fine bisognerà comunque procedere con l’impugnazione e sarà il giudice a decidere quindi avere al proprio fianco un professionista di alto livello è una scelta obbligata se vogliamo provare ad ottenere quanto spetta.