Il mio dipendente vuole essere pagato per delle ore in più, cosa fare?

Il mio dipendente vuole essere pagato per delle ore in più, cosa fare?

Tra gli obblighi del datore di lavoro in primis, c’è il dovere del pagamento del salario stabilito attraverso un contratto privato con il dipendente, oppure attraverso un contratto collettivo di categoria. Ricordiamo che il calcolo dello stipendio viene fatto sul tempo di lavoro, quindi il salario potrà essere liquidato mensilmente o ad orario. È necessario però, sapere che il salario di un dipendente va liquidato ogni mese con l’apposita busta paga. Con il pagamento di questo è necessario consegnare anche un rendiconto che indichi tutte le deduzioni previste per legge. Il datore di lavoro inoltre, dovrà accordare degli acconti, qualora fossero previsti.

Il lavoro svolto è un punto che serve a stabilire come pagare il dipendente, per cui avremo contratti diversi con pagamenti diversi. Molto importante è però, la materia degli straordinari. Come viene stabilito dai contratti collettivi nazionali di lavoro, è necessario pagare gli straordinari svolti dai dipendenti, a patto che questi vengano certificati. Può accadere quindi, che il lavoratore richieda la liquidazione di ore in più di lavoro al proprio datore. Come si dovrà comportare in questo caso?

Doveri dei lavoratori

Dopo aver definito quali sono gli obblighi del datore di lavoro in termini di liquidazione della busta paga, andiamo a vedere quali sono i doveri dei lavoratori.

In primo luogo il dipendente dovrà assicurare il corretto svolgimento dell’attività lavorativa. È importante che si adempia unicamente a ciò che viene previsto sul contratto che egli stesso avrà firmato, non potendo farvi opposizione. Se invece dovesse presentarsi l’eventualità di un rifiuto, sarà il datore di lavoro stesso a prendere dei provvedimenti, tutelandosi con il contratto e con la legge.

L’obbligo di diligenza e di obbedienza è un aspetto molto importante del rapporto tra le due parti. Il dipendente dovrà adempiere alle mansioni di competenza prestando attenzione a ciò che fa, portando a termine con precisione, i suoi compiti. Maggiore sarà la responsabilità che l’azienda richiede a lui e maggiore sarà anche il peso che avrà la diligenza. L’obbligo di obbedienza invece, consiste nel compiere ciò che viene disposto dal suo datore di lavoro o dal suo superiore. È importante osservare tutte le istruzioni che gli vengono date, in modo da poter svolgere i propri compiti nel miglior modo possibile. L’obbligo di fedeltà ovviamente riguarda il comportamento del dipendente verso il suo datore di lavoro e quindi, la sua azienda. Egli dovrà tenere un comportamento leale verso chi lavora, tutelando i suoi interessi.

I compensi aggiuntivi da pagare al dipendente

Il datore di lavoro di contro, come abbiamo già detto, dovrà obbligarsi a rispettare tutto ciò che viene stabilito dai contratti collettivi. Per quanto riguarda la liquidazione dei compensi aggiuntivi, ricordiamo che è importante pagare gli straordinari.

Secondo ciò che viene stabilito dalla legge italiana, il lavoro straordinario è tutto ciò che viene prestato oltre il normale orario di lavoro. Questo è stabilito dai contratti collettivi nazionali, nella misura massima di quaranta ore settimanali. Si tratta di un impegno saltuario che esula dal normale orario previsto da contratto. Per questa ragione è previsto che in busta paga ci sia una voce specifica, che contribuisca ad una maggiorazione della retribuzione. Lo straordinario dovrà essere annotato negli appositi registri dell’azienda e per questo non potrà sfuggire alla maggiorazione della retribuzione.

Cosa succede quando il dipendente ritiene che non siano state pagate delle prestazioni aggiuntive

Alcuni dipendenti lamentano che lo straordinario non venga pagato dal proprio datore di lavoro. Per questo sono molti a rivolgersi al sindacato oppure ad un avvocato specializzato in diritto del lavoro, denunciando la situazione che prevede una violazione del loro diritto. Spesso la situazione è veritiera, ma in altri casi no. Per questo andremo a spiegare come dovrà comportarsi il datore di lavoro in questo caso.

Le prove del datore di lavoro

Nel caso in cui si verifichi questa situazione sarà il datore di lavoro, prima di finire in giudizio, a dover portare all’attenzione dell’ente presso il quale il lavoratore si sarà rivolto, tutta la documentazione attestante il contrario. Sarà importante verificare dai registri aziendali di presenza sia l’orario di entrata che di uscita del dipendente, durante il periodo non retribuito. Oltre questo saranno utili tutte le testimonianze di colleghi che l’abbiano visto trattenersi in azienda dopo il normale orario di lavoro, clienti, chi accompagna o riprende il dipendente in azienda.

Le prove del dipendente

Non sarà necessario quindi, affermare soltanto di aver svolto delle ore in più e che queste non siano state pagate, ma sarà importante documentare questi episodi per mostrarli al giudice. Si tratterà di prove reali e concrete. In primis verrà esaminato il contratto di lavoro con l’azienda e le ore pattuite, poi il numero delle ore per il quale si è protratta la sua prestazione e si passerà poi al confronto: dati dei registri aziendali di presenza, le testimonianze di clienti e altri colleghi. Solo in questo modo il giudice potrà decidere la determinazione di un risarcimento.

L’orientamento della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ammette che l’onere della prova è a carico del lavoratore. Per cui se non vi è prova non vi può essere risarcimento. Inoltre, la Corte di Cassazione dice che non sarà possibile sostituire le prove documentate con il giudizio arbitrario del magistratoIl magistrato in assenza di prove non potrà condannare il datore di lavoro.

Il mio dipendente vuole essere pagato per delle ore in più, cosa fare? A Torino risponde l’avvocato Federica Barbiero