Licenziamento per ragioni aziendali

Licenziamento per ragioni aziendali

La tematica dei licenziamenti è sempre capace di creare dibattiti e spesso discordanze tra le parti.
Tra le diverse motivazioni che un imprenditore ha per lasciare a casa un dipendente vi è il licenziamento per ragioni aziendali, che rientra tra le possibilità classificabili come giusta causa, secondo una situazione contingente che rispecchia un giustificato e oggettivo motivo.

La cause di licenziamento per ragioni aziendali

Si sa che un’azienda può attraversare periodi difficili e spesso in quei momenti deve badare al salvataggio dell’impresa a discapito di qualche decisione ”dolorosa” da prendere che penalizza spesso lavoratori e dipendenti. Le cause di licenziamento per giusta causa dovute a ragioni aziendali possono considerarsi diverse e sono meritevoli di analisi a seconda dei casi.

  • Riorganizzazione produttiva: un’azienda può ripianificare la produzione in base a nuovi processi, nuovi business o nuovi mercati e questo può influire sul personale il quale, improvvisamente, può trovarsi in sovrannumero. Talvolta è opportuno per l’azienda agire in tempi rapidi cercando di controbattere difficoltà dovute a eventi straordinari (incendi, alluvioni, influenze su mercati). In questo contesto è plausibile un riassetto dell’intero processo produttivo, ottimizzando le risorse, ridefinendole e minimizzando i costi.
  • Riorganizzazione strutturale: il licenziamento può coinvolgere anche i manager e non solo i lavoratori operai. All’interno di una società si hanno diverse funzioni che sono ben identificate all’interno dell’organigramma, il quale potrebbe necessitare di un rinnovo. Ciò significa che la struttura organizzativa può venire rivista, possono cambiare i mercati di riferimento, ridursi, oppure alcune figure, in seguito a mutamenti del settore, non sono più ritenute necessarie e quindi l’impresa dovrà lasciare a casa determinate persone.
  • Difficoltà finanziarie: se l’azienda attraversa un periodo di crisi finanziaria per salvaguardare l’interesse di molti si vedrà costretta a tagliare qualche dipendente, riducendo l’intero movimento, dato che il tangibile calo di fatturato non consente la sostenibilità dell’intero personale.

Gli obblighi dell’azienda

Se quelle appena esposte possono essere motivazioni di giustificato licenziamento è anche vero che non è poi così semplice lasciare a casa qualcuno, indipendentemente dal ruolo occupato. L’azienda infatti ha degli obblighi ben precisi finalizzati a dimostrare non solo il fatto o la situazione che sta portando ad assumere la decisione di licenziamento, ma anche che questo sia condizione necessaria per proteggere l’impresa, salvaguardare gli altri dipendenti, salvare il reparto produttivo.

Chi decide per di licenziare per ragioni aziendali ha l’onere di dimostrare le ragioni stesse, palesando una miglior allocazione delle risorse economiche e umane. Ma non finisce qui, perché la società deve anche dimostrare come sia impossibile, per il nuovo assetto riorganizzativo, reinserire il licenziatario in altro ruolo o in altra sede. L’azienda avrebbe infatti quello che è definito come ”obbligo di ripescaggio”, ossia la possibilità di destinare un lavoratore ad altra mansione pur di preservargli il posto di lavoro. Prima di licenziare un proprio dipendente l’impresa deve dimostrare che anche quest’obbligo sia impossibile da attuare.

Le ragioni di un licenziamento per oggettive ragioni aziendali deve dimostrarsi in maniera convincente e inequivocabile. Qualora il dipendente non accettasse la decisione, ha la possibilità di rivolgersi al giudice per tutelare la propria posizione, contestando le cause che hanno generato la decisione imprenditoriale.
L’obbligo del datore di lavoro di dimostrare quanto espresso può non bastare. Infatti deve rappresentare una situazione attuale certa ma che prevede uno sviluppo futuro determinato.

Un esempio chiarisce meglio tale fattispecie: se l’azienda decide che non è più necessaria l’attività prestata dal responsabile del turno notturno, non solo deve dimostrare le ragioni che portano all’eliminazione di un processo lavorativo riducendo l’orario di lavoro da 24 ore a 16 ore, ma deve anche evitare di assumere una figura identica di lì a poco per ripristinare il turno di notte. La soppressione del turno di lavoro oppure di un intero reparto aziendale, deve essere duratura e non di carattere temporaneo.

Se l’azienda si professa in crisi economica sarebbe illegittimo licenziare un dipendente nel momento in cui il fatturato si mantenga sostanzialmente invariato rispetto ai periodi precedenti. I bilanci devono quindi testimoniare la crisi finanziaria aziendale.

In sintesi

Il licenziamento per ragioni aziendali si manifesta quando si verifica una necessità esplicita, da parte dell’azienda, che impedisce il normale sviluppo dell’attività, riguardante la produzione oppure la sua organizzazione.
L’onere della prova è a carico del datore di lavoro il quale deve dimostrare la reale sussistenza delle cause e la necessità di dover obbligatoriamente modificare l’assetto societario con l’obiettivo di salvaguardare l’intera impresa e gli altri lavoratori.

Il dipendente licenziato può proporre ricorso presso il tribunale, tenendo ben presente che il giudice non potrà in alcun modo interferire nelle scelte imprenditoriali del titolare, ma dovrà accertarsi unicamente in merito alle veridicità della motivazioni addotte in sede di licenziamento, cercando eventuali spiegazioni anche sul mancato ripescaggio del lavoratore.
Nel caso in cui il ricorso premi il dipendente, questo deve essere reinserito nell’azienda e risarcito con una quota aggiuntiva a quanto normalmente maturato, secondo la Legge 300 del 1970 (art. 18).

Licenziamento per ragioni aziendali o per ristrutturazione aziendale a Torino – Studio legale Federica Barbiero