Come licenziare un dipendente che ruba

Come licenziare un dipendente che ruba

Ammettiamo che voi, proprietari di un’azienda, un giorno vi rendeste conto che uno dei vostri dipendenti agisca in modo fraudolento alle vostre spalle, rubando soldi dalla vostra cassa o altri oggetti dal luogo di lavoro. Come potrete agire correttamente in questo caso e liberarvi del dipendente ladro?

Quando in un’azienda viene scoperto il proprio dipendente che ruba, è prima di tutto un problema che va ad incidere sulla serenità dell’azienda e diventa poi, a lungo andare, anche una delusione per il datore di lavoro. In questo articolo andremo a sviscerare la problematica relativa al licenziamento del dipendente che ruba e come sarà possibile scoprire attraverso modi legali, se questo compie atti illeciti all’interno dell’azienda. Dovremo quindi analizzare come licenziare il dipendente ladro, senza incorrere in conseguenze ben più gravi in questo caso, che potrebbe essere il reintegro obbligatorio in azienda.

Cosa può utilizzare il datore di lavoro per scoprire se il dipendente ruba?

Il controllo dei dipendenti assunti in un’azienda è un problema molto delicato, spesso è oggetto di dibattito nei tribunali del lavoro. A riguardo la Cassazione recentemente si è espressa attraverso una sentenza. Questa va a stabile come il datore di lavoro può affermare un sospetto circa il dipendente ladro. Quindi in questo caso, verranno sviscerate tutte le modalità possibili per scoprire un furto.

Secondo lo Statuto dei lavoratori è vietato effettuare controlli a distanza su chi lavora in azienda. Questo tipo di controllo che generalmente avviene con delle telecamere, possono minare la qualità del lavoro svolto da tutti i dipendenti. Per questo è possibile utilizzare le telecamere solo per monitorare l’effettivo lavoro, quindi per esigenze di sicurezza lavorative e per la tutela del patrimonio dell’azienda da aggressioni di terzi malintenzionati. Quando vi è la necessità di optare per questo tipo di controllo, è obbligatorio accordarsi con i sindacati, e non sarà possibile prescindere da questi, agendo in maniera arbitraria. Si sa, la video sorveglianza viene utilizzata quando si prevedono rischi di rapine o furti imputabili a terzi.

È possibile, se ad esempio si verifichi un ammanco in cassa, interpellare un’agenzia di investigazione privata che dovrà monitorare discretamente la situazione, camuffandosi tra la clientela. In questo modo si potranno scoprire dei comportamenti non consoni alla diligenza del dipendente onesto. In questo caso poi, scatterebbe inevitabilmente il licenziamento per giusta causa. Se il dipendente però, decide di impugnare il licenziamento, qualificando queste prove come illegittime, chi sarà ad avere ragione?

Ammettiamo che vi sia anche un sistema di telecamere di sorveglianza puntate sul dipendente, istallate senza alcun accordo col sindacato. In questo caso la prova non è adatta a scongiurare il reintegro del ladro. Ci si può avvalere in questi casi, anche di testimonianze di colleghi che abbiano verificato l’esistenza di un comportamento illecito. Poi vi sono i finti clienti che simulano un acquisto per verificare il comportamento scorretto del dipendente.

Come può comportarsi il datore di lavoro in caso di furto?

Abbiamo già menzionato la possibilità del licenziamento in tronco, senza alcun preavviso, garantito dalla legge solo in casi gravi, di cui uno di questi è proprio il furto del dipendente a danno dell’azienda. Aggiungiamo che sarà possibile anche evitare di versare l’indennità di licenziamento dovuta in altri casi. Quando accade questo, però? È necessario che il furto sia considerato giusta causa e non un giustificato motivo oggettivo.

Cosa dice la Cassazione a riguardo del furto da parte di un dipendente

La Cassazione, nel 2017 stabilisce che vi è una ammissibilità tendenziale circa i controlli difensivi occulti, come le telecamere. È importante però che vengano rispettate le modalità relative all’accertamento. Queste infatti, non dovranno essere invasive e irrispettose circa la dignità e la libertà di tutti i dipendenti. Il datore di lavoro quindi, dovrà anche preservare la dignità e la riservatezza dei lavoratori non coinvolti nella questione.

Per effettuare questi controlli non è necessario che vi sia già stato un comportamento fraudolento, in quanto anche solo il sospetto servirà ad eseguire i controlli dovuti sul caso. Quindi le telecamere sono ammesse solo quando emergono gravi fatti che vanno a mirare il rapporto di fiducia relativo del datore di lavoro verso il dipendente.

Quando si ricade nella lesione del rapporto di fiducia

Il concetto di lesione del rapporto di fiducia poi, è una condizione da verificare in seguito alla proporzionalità della sanzione. Per questo bisogna anche valutare quanto la condotta del dipendente sia stata lesiva per il rapporto lavorativo. Per cui il dipendente, diventando inaffidabile, genera delusione e sospetto al datore di lavoro. La Cassazione in questo caso, dice che il danno materiale da solo non esclude la lesione del vincolo fiduciario. Questo però, può generare una ripercussione negativa sul rapporto di lavoro. Questa condotta mette in dubbio anche la correttezza dell’adempimento del lavoro.

Il dipendente quindi potrà anche non essere licenziato, ma in azienda, in mancanza di una certa fiducia del datore di lavoro, potrebbe dare luogo ad un clima controproducente ma soprattutto ostile che in ultimo porterebbe comunque ad un licenziamento da parte del datore di lavoro. Si tratta di adottare anche principi relativi al buon senso, per il quale se uno ruba deve assumersi le proprie responsabilità circa il reato.

Come licenziare un dipendente che ruba a Torino – avvocato Federica Barbiero